La butto giù così, come un'ipotesi (che - in realtà - non è solo ipotesi): E se tutto questo fosse per crearsi una narrativa con negabilità plausibile? Ovvero, nessuno mette in dubbio che i libri vengano distrutti. Ma se la ragione vera che sta dietro a tutto questo fosse quella di raccogliere e distruggere più libri possibile? Bradbury e Orwell vengono spontaneamente in mente a chi una realtà simile non l'ha già vissuta. E chi l'ha vissuta? Pochi sono ormai vivi tra quelli che possano ricordarsi, e pochi vivi ancora effettivamente si ricordano, il periodo prima e durante la seconda guerra mondiale e i roghi dei libri dell'epoca. Ma ci sono, eccome, quelli che si ricordano roghi (e in generale, distruzioni) dei libri durante lo disfaccimento della ex-Jugoslavia, per esempio, poco più di 30 anni fa. I libri degli scrittori "scomodi", delle ideologie "scomode" o di - addirittura - qualche lingua "scomoda", venivano rimossi dalle biblioteche e distrutti. Certo, non sarà mai possibile distruggere tutti i libri, "scomodi" o meno (almeno spero; ma viene in mente comunque Bradbury e "Fahrenheit 451", che è difficile considerare solo "fantapolitica"). Ma quei quattro gatti che ancora avranno i libri cartacei non avranno il potere di smascherare la presenza di libri elettronici alterati che si troveranno in giro. Se uno ci provasse a farlo, i suo messaggi non sarebbero indicizzati dai motori di ricerca, e "sparirebbero" dai media (anti)sociali. E se qualcosa comunque trapellasse, per un bug o una svista, l'autore verrebbe zittito con l'accusa di "complottismo". Come già detto, la mia non è solo un'ipotesi, però. Ho un esempio concreto: "Sull'orlo della ragione" (trad. it.: Studio Tesi, 1984), di Miroslav Krleza. Mi era capitata tra le mani una traduzione inglese, che avevo cominciato a leggere e subito mi ero reso conto che qualcosa non quadrasse, dato che io mi ricordavo alcune cose diverse. Interi passaggi erano saltati e alcune cose pesantemente alterate. La cosa mi ha fatto girare i cosidetti, ma oltre a rinfrescarmi la memoria cercando edizioni in lingue diverse (confermando i miei ricordi e corroborando la mia tesi) non sono andato oltre, per capire effettivamente cosa e quanto fosse stato alterato. Ma, per l'onor del vero, effettivamente non mi era possibile verificare se in questo specifico caso l'altearzione sia stata fatta durante la traduzione o durante la conversione in libro elettronico. Ma non è nemmeno questo il punto principale, almeno per il caso singolo di un solo libro. Quello che volevo dire è che presto ci troveremo in giro solo versioni alterate di diversi libri. Tenetevi la copia cartacea della Divina Commedia, perché ho impressione cha la storia di Brunetto Latini, come anche quella di Rusticucci e altri, "sparirà" dall'Inferno. E i libri degli illuministi, invece di parlare dei diritti dei cittadini, uguaglianze davanti alla legge, ecc, "parleranno" di "diritti delle minoranze", "WOKE"ismo, ecc...
@Johannes non distruggono più copie di uno stesso libro, ma molte copie di libri diversi tra cui quello rari a quanto pare.
Questo da solo basta a risponderti.
In generale qui però si apre un paradosso, quelle sono opere rare si, ma non tutelate.
Fino a che punto quindi si può contestare ad un legittimo proprietario, il modo in cui gestisce una sua proprietà privata non tutelata da leggi?
Cioè se domani un collezionista iniziasse a distruggere le proprie auto d'epoca, fino a che punto ci si può indignare? Dopo tutto sono le sue, se desidera distruggere la sua proprietà privata, chi siamo noi per impedirglielo?
Diverso ovviamente se stiamo parlando di opere rilevanti culturalmente e quindi protette da norme o leggi.
Ma un libro raro, potrebbe benissimo essere una ormai dimenticata pubblicazione sull'astrologia con diverse centinaia d'anni sulle spalle.
Paradossalmente, se questi signori condividessero il loro corpus di testi (cosa che non faranno mai purtroppo essendo il loro vantaggio competitivo) avrebbero quasi reso un servizio alla collettività, rendendo accessibile un informazione che stava per essere dimenticata.
Redazione, come mai il collegamento al video su YouTube (mi riferisco al mio messaggio delle 20:44) si vede tra i cinque messaggi sotto l'articolo, ma sulla pagina di tutti i commenti non si vede? Lo riscrivo qui, staccato, da rimuovere gli spazi se lo si vuole utilizzare:
www . youtube . com / watch ? v = RoXmTgi_zNU
non distruggono più copie di uno stesso libro, ma molte copie di libri diversi tra cui quello rari a quanto pare
E' quell'"a quanto pare" che mi preoccupa. Da nessuna parte ho trovato un'affermazione di questo tipo da parte dei diretti perpetratori, figuriamoci un'affermazione convincente. E, conoscendo i soggetti, e i soggetti-plutocrati che ci stanno dietro a tutti quelli, ritengo che nessun tipo di congettura simile qui possa essere fuori luogo.
Si fa terrorismo per nulla, i libri con piu' di 70 anni li prendono in copia già liberamente dalle biblioteche pubbliche o dai progetti di conservazione digitale perché non hanno copyright, come non hanno copyright i libri senza ISBN (ovvero non lo hanno automatico).
Siccome si parla solamente di libri con ISBN non c'e' da preoccuparsi anche li bruciassero tutti rimangono le copie depositate per legge, che alla scadenza del copyright diventano di pubblico dominio.
Insomma non c'e' nessun capitano Beatty pronto a sanificare con il lanciafiamme!!!
Si fa terrorismo per nulla, i libri con piu' di 70 anni li prendono in copia già liberamente dalle biblioteche pubbliche o dai progetti di conservazione digitale perché non hanno copyright, come non hanno copyright i libri senza ISBN (ovvero non lo hanno automatico).
Siccome si parla solamente di libri con ISBN non c'e' da preoccuparsi anche li bruciassero tutti rimangono le copie depositate per legge, che alla scadenza del copyright diventano di pubblico dominio.
Insomma non c'e' nessun capitano Beatty pronto a sanificare con il lanciafiamme!!!
Sono 70 anni negli USA in base al Copyright act del 1976, quelle dei privati mentre quelle tutelate a nome di una azienda sono 95 anni.
Ma la roba strana e il discorso del ISBN perché la norma ISO 2108 venne codificata nel 1970, quindi 56 anni fà!
Anche volendo tenere in conto la codificazione britannica SBN del 1966, non andiamo più indietro di sessanta anni, che mi sembra veramente poco per avere libri rari?
Ovvio che si tratta ancora di opere protette dal copyright act, ma in questo caso ci sono almeno due copie depositate presso lo United States Copy Office del distretto Columbia degli USA, e se meritevoli di conservazione ne esistono altre due copie presso la biblioteca del congresso degli stati uniti.
Poi se al termine del deposito ( 70 o 95 anni) non le richiedi indietro rimangono in deposito ancora a tempo indefinito e vengono catalogate in un archivio che diventa una specie di fondo storico.
Quindi di ogni opera anche rarissima, in lingua inglese, che abbia la tutela di copyright act 1976, ne esistono almeno due copie in custodia all'ufficio per almeno i prossimi dieci anni.
Mi dispiace Johannes, i nazisti erano molto più efficienti, ed anche Mao con la sua rivoluzione culturale, cercando di distruggere le opere del passato, aveva mobilitato le masse, che solo l'armata di liberazione popolare decise di fermare nel 1969, Mao volente o nolente!
Resta il fatto che il comportamento di Amazon, che nasce come venditore online di libri, resta molto discutibile sul piano etico, ma come detto prima, in Amazon conoscono le legge, la loro richiesta di libri solo ISBN, ha sicuramente lo scopo di circoscrivere il periodo storico, in modo che sanno che anche se distruggono tutte le versioni in lingua inglese di un determinato testo, ne esistono "almeno due copie complete della migliore edizione pubblicata fino a quel momento", ancora disponibili e quindi recuperabili.
Le loro IA sono addestrate solo in lingua inglese e poi vengono allenate a tradurre, ma non ha pensare in altre lingue.
Ad esempio oltre alla sfortunata e patetica EMMA, anche Minerva della università la Sapienza viene addestrata in lingua italiana, ed anche molte IA cinesi sono addestrate prima con i gli hànzi, i sinogrammi cinesi, e poi con caratteri latini.
E normale quindi che ogni produttore, specializzi nel pensare la propria IA, in una lingua, e poi l'addestri con le traduzioni, ma addestrare una IA a pensare in una lingua, richiede materiale in quantità che rischia di essere esorbitante, mentre in traduzione ne richiede solo una frazione.
Farlo in tante lingue diverse avrebbe costi ancora più inaccettabili di quelli già enormi attualmente.
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