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Cos'è per voi il seno?
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Autore Messaggio
ZapoTeX
Dio maturo
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Registrato: 04/06/04 16:18
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Residenza: Universo conosciuto

MessaggioInviato: 23 Ott 2008 11:14    Oggetto: Rispondi citando

Vedo che hai una visione piu' matura e sfaccettata della mia... Quando avro' una famiglia probabilmente mi ci avvicinero'! Dimenticavo un PS al post prima:

PS per Proserpina: chiamami pure schizzinoso, ma secondo me la poesia citata non riproduce l'emozione... Ho apprezzato il tuo tentativo di trovare le parole per quello che sentivo, ma e' troppo altisonante e classicheggiante e troppo poco sensoriale, ovviamente IMVHO. Sorry!
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Proserpina
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Residenza: Sono solo nella tua mente (by Odos)

MessaggioInviato: 23 Ott 2008 11:48    Oggetto: Rispondi citando

ZapoTeX ha scritto:


PS per Proserpina: chiamami pure schizzinoso, ma secondo me la poesia citata non riproduce l'emozione... Ho apprezzato il tuo tentativo di trovare le parole per quello che sentivo, ma e' troppo altisonante e classicheggiante e troppo poco sensoriale, ovviamente IMVHO. Sorry!


Ma quelli sono frammenti del cantico dei cantici.. Shocked
Lungi da me trovare una metafora per le tue percezioni che hai descritto invece mettendo molto di te, cosa che io apprezzo davvero tanto.

Kevin e ZapoTex: state facendo un grande dono a tutta l'utenza femminile..non sapete quanto. Grazie
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Silent Runner
Supervisor sezione Chiacchiere a 360°
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Registrato: 16/05/05 09:17
Messaggi: 20632
Residenza: Pianeta Terra

MessaggioInviato: 23 Ott 2008 13:07    Oggetto: Rispondi citando

Sì, ZapoTex! Il cantico dei cantici è una delle più belle espressioni dell'erotismo scritto che uomo abbia mai concepito. Il linguaggio è forse un po' aulico ma solo perché non ci sei abituato.
E non è una colpa.

In realtà il cantico che noi leggiamo è frutto di una traduzione e questo comporta molte perdite di senso e di qualità.

Se il classico è ciò che precede il moderno dobbiamo solo dispiacerci che il moderno si sia impoverito nel linguaggio e non il contrario.
La potenza evocativa dei simboli contenuti nel Cantico dei Cantici è enorme. Non si tratta solo di parole d'amore carnale rivolte alla propria donna ma anche parole d'amore carnale rivolte dalla donna all'uomo che viene rappresentato, idealizzato e deificato nella sua bellezza, nell'impossibilità di contenere la meraviglia e lo stupore che questi produce nel cuore e nel corpo della donna che lo declama.
L'uomo e la donna non sono solo torri eburnee ma sono il senso e la ragione stessa del desiderio che da questi e verso questi promana.

Perché dunque questa difficoltà di esprimersi?
Siamo abituati a usare linguaggi tecnici e non ce ne spaventiamo malgrado la loro diversità dal linguaggio umano, quello parlato e pensato. Eppure questi linguaggi contengono meraviglie e permettono a macchine inanimate di comportarsi come se fossero (quasi) vive e senzienti.

Ben ha fatto Proserpina ad aprire questa parentesi. Saper esprimere un proprio sentimento è già difficile, ne abbiamo perduto l'abitudine, ci limitiamo ai gesti.
Saper esprimere una sensazione che tanto più facilmente riconduce al gesto di toccare un seno, di odorarlo, di accarezzarlo, di guardarlo può farci concentrare solipsisticamente con l'oggetto in sé così come può ricondurci alla donna che quel seno ci offre come parte di sé, non staccata o estranea alla propria persona.

Il primo rapporto che abbiamo avuto con un seno femminile (per i più fortunati che sono stati allattati in tal modo) è stato il seno materno, quel seno legato indissolubilmente al tabù dell'incesto.
Ovviamente nessun bambino sa che cos'è un tabù e manco gli viene in mente di farselo da solo, il tabù.
Nella nostra cultura il seno femminile è off limits, limitato solo alle funzioni nutritive (significato utilitaristico, funzionale), a quelle estetico-sociali (si indossa e si sfoggia come un abito), a quelle erotiche (si vive nel segreto della propria intimità). Poi c'è un'ultima funzione che è quella di specchio.
Ogni donna ha un rapporto del tutto personale con la propria immagine corporea e il seno, componente essenziale del "dichiarato femminile" ne è la componente più critica.
Trattandosi però di vissuto personale non possiamo addentrarci in questa dimensione se non si è donne. E anche lì, il vissuto è parcellizzato e variabile da caso a caso, da stagione della vita a stagione della vita eccetera, pur mantenendo una componente universale e condivisa.

Il seno è "specchio di sé come donna" e come lo specchio mostra solo un lato alla volta (non ci si può vedere alle spalle nello specchio in cui ci si guarda di fronte, salvo usare un altro specchio alle nostre spalle. Ma il risultato è un artificio che non ci restituisce che due immagini frammentarie. Lo specchio restituisce un'immagine a due dimensioni mentre noi ne abbiamo tre).

Ora che vi ho confuso abbastanza le idee provate un po' a chiedervi che diavolo ho detto e che cosa volevo dire.
Noterete come la complessità dell'argomento ha reso necessario strabordare in esempi, metafore e circonvoluzioni acrobatiche per descrivere quello che normalmente vediamo senza fare tutto il casino che ho fatto io.

Ed è per questo che sto cercando disperatamente di riannodare tutti quei fili che ZapoTex ha sciolto passandolo attraverso il pettine del suo commento sul Cantico dei Cantici (la metafora si riallaccia al detto "tutti i nodi vengono al pettine").

Sembra buffo ma vi rendete conto che parlare di un seno femminile è come parlare di tutto l'universo del nostro percepire, sentire, vivere, desiderare mentre la sedia sul quale avete appoggiato le vostre chiappe misteriosamente vi trattiene e non sprofondate giù come acqua attraverso una rete grazie solo al principio di esclusione di Pauli?
Vedi anche qui.

Non voglio perciò criticare chi tenta di usare semplificazioni. La realtà nella quale viviamo e di cui stiamo discorrendo è molto complessa e le semplificazioni sono estremamente utili. Forse per questo l'homo sapiens ha accelerato il tuo processo evolutivo cominciando, dopo aver acquisito abbastanza padronanza nella fonazione, a dare nomi alle cose.
Usare il linguaggio è dare forma alle idee ed è un processo che si può invertire.
Dare forma alle percezioni e ai sentimenti si può fare solo attraverso il linguaggio. Parlandone, usando cioè simbologie sempre più articolate e complesse. Ecco perché il poema che sembra essere solo un poema mentre quel Cantico dei Cantici citato da Proserpina va ben al di là del senso che noi possiamo dargli scorrendolo distrattamente.

Il nostro cervello non è assolutamente diverso dall'uomo che ha scritto e pensato quelle parole, non siamo diversi dai nostri antenati di homo sapiens che hanno lasciato l'Africa per colonizzare tutto il mondo emerso.
E anche il nostro modo di rapportarci con noi stessi non è cambiato.
Abbiamo sempre un terribile timore dei nostri sentimenti e del nostro sentire in genere. Preferiamo incanalarlo per non esserne sopraffatti, incanalarlo in regole sociali, precetti religiosi e linguaggi formali.

Il linguaggio che abbiamo inventato per far funzionare i computer passa attraverso lo stesso cervello che guarda un seno e non sa come descriverlo.
E non c'è niente di male se non sappiamo leggere o scrivere in linguaggio di programmazione: si può imparare a farlo. E lo stesso vale se non sappiamo descrivere le nostre emozioni davanti ad un seno.

In principio era il desiderio.
Poi la luce fu.
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ZapoTeX
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Residenza: Universo conosciuto

MessaggioInviato: 23 Ott 2008 14:47    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Sembra buffo ma vi rendete conto che parlare di un seno femminile è come parlare di tutto l'universo del nostro percepire, sentire, vivere, desiderare

Assolutamente vero, sono totalmente d'accordo ed era questo che intendevo parlando di coincidenza degli opposti!
Citazione:
grazie solo al principio di esclusione di Pauli?

Sai che bello? Potremmo passare attraverso i muri! Ma non potremmo sdraiarci su un'amaca con un cocktail in mano... In effetti hai ragione, ben venga Fermi con i suoi fermioni e il principio di non compenetrazione
Citazione:
Il linguaggio che abbiamo inventato per far funzionare i computer passa attraverso lo stesso cervello che guarda un seno e non sa come descriverlo.

Questa e' una frase spettacolare! E' proprio vero! Pero' programmare e' piu' facile, e' logico e razionalmente spiegabile, mentre l'emozione che un seno provoca non lo e'... E anche se lo fosse (evolutivamente parlando, ho sentito che il significato erotico del seno e' venuto quando i nostri antenati hanno iniziato ad esprimere i propri sentimenti in posizione frontale invece che da dietro ed e' stato una specie di rimpiazzo dell'attrazione per le natiche), cio' non direbbe nulla sull'emozione che suscita... Sarebbe come parlare di fotoni, coni e bastoncelli per spiegare l'emozione che si prova guardando un quadro di Leonardo da Vinci.

Le emozioni non saranno mai descrivibili come un algoritmo, almeno io penso. Cio' non toglie che possiamo fare uno sforzo per abituarci a parlarne piu' apertamente! A presto!
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kevin
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MessaggioInviato: 25 Ott 2008 21:12    Oggetto: Rispondi

ZapoTeX ha scritto:
Vedo che hai una visione piu' matura e sfaccettata della mia... Quando avro' una famiglia probabilmente mi ci avvicinero'!

Mi spiazzi Zapo ...

Per amare un seno basta una donna ... che c'entra la famiglia?
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