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Non chiudere gli occhi sull'AIDS
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solaria
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MessaggioInviato: 08 Gen 2010 21:22    Oggetto: Non chiudere gli occhi sull'AIDS Rispondi citando

Vi riporto la lettera pubblicata lo scorso 5 gennaio dal Corriere della Sera di una studentessa milanese di 21 anni che ha scoperto a 18 anni di essere sieropositiva.
E' la sua testimonianza di come non si debba mai abbassare la guardia con l'AIDS, la pandemia dei nostri giorni.
Questo articolo ha suscitato molto clamore, voi che ne pensate?

Citazione:

Scrivo questa lettera perché mi sento in dovere di farlo. Ho 21 anni e vivo a Milano, studio all’università Bocconi, sono una ragazza solare e appaio come una ragazza «normale». Eppure c’è un però, sono sieropositiva, e l’ho scoperto qualche mese dopo aver compiuto i miei 18 anni. Sono in cura al Sacco da circa 3 anni, è un’ottima struttura con personale competente, i miei genitori non sono a conoscenza della mia situazione. Vorrei, forse utopicamente, che lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni prendessero seriamente questa pandemia. Si dovrebbe parlare molto più spesso di questa malattia, forse non tanto agli studenti, che sono informati per le sessioni di educazione sessuale fatte a scuola, bensì ai genitori, agli adulti, agli over 30.

Due milanesi al giorno si infettano, e questi non sono ragazzini di 16 anni, ma sono padri di famiglia, che tradiscono le proprie mogli e che le infettano, e che rovinano la vita dei loro familiari. Non credo di essere esagerata nel definire questa malattia una pandemia, io davvero non mi capacito del perché non venga fatta una diffusione a livello nazionale di tali informazioni. Ogni malato come me, viene a costare al servizio sanitario 1.500 euro al mese solo per i medicinali, senza contare le visite mensili ed i vari controlli. Non mi piace l’idea di pesare sugli altri, ma se ci fosse stata una maggiore informazione o una rieducazione sessuale, io probabilmente non avrei fatto sesso non protetto con il mio ragazzo con il quale stavo da 4 anni, se gli uomini smettessero di tradire le proprie mogli e fidanzate, io ora non sarei malata di Hiv, e non sarebbe per me così difficile tante volte trovare una ragione di vita.

A 21 anni è difficile dire ad un proprio coetaneo che si è malati. Si teme l’ignoranza, l’allontanamento... Insomma ho 21 anni e sono malata, vorrei tanto che la gente acquisisse consapevolezza e che comprendesse che l’Aids non è poi tanto lontano da ognuno di noi. Vorrei che nessuno dovesse passare ciò che passo io tutti i giorni. Vorrei che qualcuno finalmente trovasse una cura, e se non è possibile, vorrei almeno che la gente non mi guardasse male per la mia malattia, perché io non sono una drogata, una dai facili costumi, o una persona sessualmente ambigua, io sono una ragazza normale che è stata per 4 anni con lo stesso ragazzo, che non lo ha mai tradito, al suo contrario.

Io penso che sia sbagliato ed immorale che la nostra società venga bombardata da messaggi promozionali che seguono esclusivamente la logica del profitto. Penso che nella nostra società, nel 2010, non sia accettabile che informazioni di vitale importanza, quali quelle sull’Hiv, non vengano diffuse allo stesso livello se non a livello superiore di quelli commerciali. Spero che i media riescano a trovare lo spazio per tali informazioni e per la pubblicità a scopo sociale, in quanto il prossimo caso di Hiv potrebbe essere vostro figlio, vostro marito o anche vostra moglie. Ognuno di noi può fare la differenza! Io ci sto provando, ma sono solo una studentessa di 21 anni, forse voi che avete in mano i mezzi di comunicazione e di informazione potete fare molto più di me!

Lettera firmata
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Zeus
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MessaggioInviato: 08 Gen 2010 21:36    Oggetto: Rispondi citando

Il siero!
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Emmett Brown
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MessaggioInviato: 09 Gen 2010 16:39    Oggetto: Rispondi citando

Cara Solaria, che vuoi che ti dica. Indubbiamente la lettera dice cose reali, è persino manieristica, sembra scritta 'troppo bene' per essere genuina; in particolare il passaggio "A 21 anni è difficile dire ad un proprio coetaneo che si è malati" non pare scritto da una ventunenne, tantomeno da una ventunenne coinvolta in prima persona e resa per così dire 'più matura' dalla malattia e dalle conseguenti situazioni.
Mi pare assai strano e anche poco credibile il fatto che i suoi genitori non sappiano della cosa, manifestatasi a poco più di diciotto anni... Non foss'altro che per le precauzioni igieniche che è doveroso prendere nella convivenza con chi è affetto da simili malattie, e dando per scontato che una studentessa diciottenne conviva con i genitori.

Ma lasciamo stare; certo la lettera è fatta per far pensare pur essendo appesantita da parecchi luoghi comuni e tutto sommato ci riesce.

Uno di questi luoghi comuni, anche fondato come del resto sono più o meno tutti i luoghi comuni, è ripetuto tre volte in quattro paragrafi:

"padri di famiglia, che tradiscono le proprie mogli e che le infettano, e che rovinano la vita dei loro familiari";
"io sono una ragazza normale che è stata per 4 anni con lo stesso ragazzo, che non lo ha mai tradito, al suo contrario";
"se gli uomini smettessero di tradire le proprie mogli e fidanzate, io ora non sarei malata di Hiv".

Ecco Solaria, io ho letto la lettera che hai riportato immediatamente prima di andare a dormire, ci ho pensato mentre mi addormentavo e ancora stamattina nel risveglio riflettevo su alcune cose che sembreranno becere e cretine a qualcuno, che magari lo sono e che voglio qui dire lo stesso, scritte molto meno bene di come mi sono venute in mente qualche ora fa, e in tutta umiltà, con tutta la mia ignoranza. E so già che magari andrò fuori tema, pazienza, vorrà dire che se così ti sembrerà gentilmente mi splitterai.

Io conosco parecchi uomini e parecchie donne che tradiscono, in senso sessuale; conosco le loro storie e raccolgo un po' di loro confidenze quando ne ho l'occasione. Di molto mi dimentico, sono storie affaticate, a volte troppo complicate nei dettagli... ma il senso delle cose, il quadro d'insieme, me lo ricordo bene.
E' possibilissimo tradire (uso qui questo termine col mero significato di 'avere rapporti sessuali con persone diverse da mogli e fidanzate', non altro) in completa sicurezza sanitaria applicando un minimo di buon senso, non mi riferisco necessariamente all'uso del profilattico, e non dico altro. Ma in verità non è neppure questo ciò che voglio dire...

Io riflettevo sul perchè gli uomini tradiscono. Chi glie lo fa fare, di andare a mettersi in rapporto intimo e sessuale, nientemeno, con una donna diversa da quella che amano?
D'accordo, lo sappiamo, la biologia, i feromoni, e poi l'uomo è cacciatore e tutte 'ste stronzate che ci hanno sciaguratamente insegnato, ma tutto ciò non mi basta come motivazione. Nemmeno penso che sia curiosità, trasgressione, desiderio, edonismo, o magari sì, un poco, magari un poco di tutte queste cose insieme, ma non mi basta ancora. Andando avanti a cercar motivazioni ne trovo di sempre più futili...
Concludo che dev'essere, prendo atto che è, spesso, e per un uomo forse più che per una donna, una necessità esistenziale.

Un momento signore, abbassate le pistole, non mi sono spiegato bene, ci riprovo. Non dico che sia una necessità esistenziale tradire, dico che è una necessità esistenziale trovarsi in unione completa, incondizionata, soddisfacente con una compagna e dico una, al singolare; constato che in mancanza di una tale incondizionata disponibilità e unione da parte di quella propria unica e diletta compagna, l'uomo tenda a cercare altrove, naturalmente quanto spesso vanamente e nei modi più sbagliati, la soddisfazione a questa necessità esistenziale.

Io sono uomo, so che per le donne in generale le cose non stanno o meglio non sono percepite proprio così, ma credo che le differenze non siano poi così grandi tutto sommato, anzi.

Ho il risveglio lento, stamattina riflettevo e fantasticavo tra il sonno e la veglia su questo. Immaginavo di rivolgermi collettivamente a tutte le mogli tradite (e ignare) dei mariti traditori che conosco e di chieder loro: "Se il vostro marito, che amate, si trovasse costretto a letto o fisicamente limitato per qualche infermità, non vi preoccupereste di lui? Non fareste ogni cosa possibile per il suo benessere, il suo decoro, non assistereste con qualche cura infermieristica il suo corpo malato e ancor più, così, il suo spirito? Non lo nutrireste, non lo aiutereste nella sua igiene personale senza disgustarvi di nulla?" E m'immaginavo la risposta: in coro, come una sola donna mi avrebbero risposto a voce alta "Certo che sì!" con un'espressione corrucciata, come a rimproverarmi di aver potuto anche solo ipotizzare per un attimo di no, mettendo in dubbio il loro muliebre Amore con la A maiuscola.

E allora io avrei ribattuto: "Ma brutte stronze carissime, allora perchè non prendete in considerazione o vi negate ai vostri mariti che amate mentre sono sani, autosufficienti e funzionali al cento per cento? In cosa mancano? Perchè fate finta con voi stesse che i loro corpi sani, belli puliti e desiderosi dei vostri, vi facciano schifo? Perchè dedichereste, molto lodevolmente, la vostra vita alle loro infermità ma adesso, in salute, non condividete con quei poveretti neppure un poco del vostro tempo quotidiano staccandolo volontariamente da ogni altra cosa? Possibile che ogni incombenza quotidiana, anche e soprattutto la più irrilevante, sia sempre premessa a un sano e gioioso rapporto intimo con l'uomo che amate, a par vostro, tanto esclusivamente? C'è un motivo razionale per cui le vostre mani, i vostri sguardi, le vostre angelicate labbra, non si avventurano mai sotto un'immaginaria linea orizzontale che passa all'altezza dell'ombelico dei vostri così esclusivamente amati uomini? Credete forse di mostrarvi migliori, così, di quanto i vostri mariti già vi considerino?".

Sapete, care Mogli Tradite, noi uomini siamo ancora più semplici di quanto voi giustamente già immaginate. Ci basta pochissimo, non c'interessa intrattenerci con la campionessa mondiale di fellatio o di qualche altra disciplina sportiva: un segno, un simbolo, un tentativo, una manifestazione d'intenzione basta a farci contenti, a riempirci di tenerezza che magari poi nemmeno sappiamo esprimere perchè, si sa, non siamo raffinati e complicati e bravi come voi, lo dico senza sarcasmo alcuno, lo credo davvero... ma provateci, care Mogli Tradite, meglio se prima di meritarvi quel Titolo, a rendervi almeno un po' simpatiche...
Ci vuole davvero pochissimo a rendere il vostro amato compagno, del quale certo conoscete ogni aspetto, immune e libero da ogni faticosissima e disperante tentazione di soddisfare fuori casa la sua necessità esistenziale, che poi, carissime, è anche la stessa che avete voi!

Ecco cosa fantasticavo questa mattina di sabato alle sette mentre mi svegliavo, e ho cercato di raccontarvelo adesso care amiche (sì, è chiaro che mi rivolgo in questo caso soprattutto alle signore e alle signorine) più fedelmente che posso, ripensandoci a qualche ora di distanza, io che ho poca memoria.

Scusate la lunghezza... E adesso massacratemi, mi piacerà.
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MessaggioInviato: 10 Gen 2010 03:05    Oggetto: Rispondi citando

Non entro nel merito sul tradimento, un po' OT in verità anche se argomento interessante di discussione, mi fermo all'autenticità della lettera.
E' vera? E' falsa? Comunque sia porta l'attenzione su un tema (Aids) che è troppo spesso dimenticato, dopo i clamori forse eccessivi di 15-20 anni fa, andati via via scemando nel tempo fino allo zero assoluto o quasi.
Se non è stata una ventunenne resa matura dalla consapevolezza della malattina, chi avrebbe interesse a diffondere tali informazioni? Qualcuno che disprezza il tradimento e predica l'amore eterno? e chi? la Chiesa? Hmmm, Chiesa, Aids, preservativo, no, non possono essere stati i preti. Magari chi ha scritto la lettera non ha 21 anni e non ha preso l'Hiv dal suo ex ma ci ha ricamato un po' sopra, per riuscire meglio a far presa sull'opinione pubblica. Se anche fosse, poco male. Anzi, meglio così, visto che c'è ancora chi crede che solo drogati e omosessuali possano infettarsi.
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MessaggioInviato: 10 Gen 2010 10:05    Oggetto: Rispondi citando

Dall'elogio della fellatio alla negazione dell'amore coniugale alla confutazione di una lettera di incerta attribuzione, quasi un Carme presunto (bella e crudele la battuta iniziale "El Siero, Positivo, Jamais serà vencido", per non dimenticarsi che il "castigat ridendo mores" niente ha a che fare con il disprezzo e la leggerezza con le quali allontaniamo gli "infettati"), possiamo veramente tornare al tema, cioè al problema di una pandemia silenziosa, nascosta, non utile per i media perché allarmante ma non tanto da diventare una paranoia collettiva che sfoci nella compulsività della caccia al vaccino (si è visto il flop dell'influenza A, flop che non ha certamente sfavorito le industrie farmaceutiche). L'informazione si è fatta nel tempo evanescente per scomparire del tutto o riapparire sono il forme devianti, stigmatizzanti ed escludenti. Sì, solo i drogati, gli omosessuali, i devianti i trasfusi (anche questa è quasi una colpa) si ammaleranno e noi, belli e furbacchioni no, i nostri figli, i nostri partner non verranno toccati dalla peste silenziosa.

Tutto questo - è superfluo dirlo - è inutile da stigmatizzare.
L'assoluto disinteresse di questa classe politica nei confronti dell'educazione sanitaria è talmente evidente da non meritare altre parole.
Che cosa possiamo fare come singoli individui e cittadini non saprei.
La prudenza è uno scudo personale che può difendermi attivamente ma non quanto subisco, a mia insaputa, il danno.

Ma l'AIDS è una malattia devastante forse meno di altre più crudeli?
Non stiamo a fare classifiche ma nemmeno a mitizzarla cacciandola in fondo al nostro pensiero magico infantile e superstizioso fatto di categorie immobili, dal quale può agire in noi segretamente, logorando il nostro immaginario fino a diventare un fantasma che può attraversare muri, preservativi e fedeltà coniugali.
Si muore di una infinita quantità di morti, ciascuno ha la sua, unica e irripetibile. E dunque quello che dovremmo fare è evitare di porci in pericolo semplicemente sapendo.
Anche se questo non mi porrà al riparo dall'incidente domestico, dalla tegola sulla testa, dall'albero o dal TIR che mi piomberà addosso dall'altra corsia uccidendomi sul colpo o invalidandomi dalla vita in giù.

Potrò morire d'infarto, di setticemia, ucciso da un rivale agli scacchi o alla morra cinese, potrò morire per la rottura di un aneurisma o di polmonite, magari fulminato da un ictus o da una scarica di kalashnikov mentre allo sportello bancario verso un assegno o cerco di portare via la penna strappandola dal suo legaccio, potrò morire ucciso da un virus influenzale o da un oscuro morbo che colpisce una persona su dieci milioni, potrò morire per consunzione in una cella o travolto da una frana, seppellito da una montagna di caramelle o divorato da una anguilla gigantesca sbucata dalla tazza del water durante una mia visita ad un cugino di New York.
Un cugino che di solito non pulisce il water.

In fondo che importa come? E quanto importa il quando?
L'AIDS è uno spetto non dissimile da altri che attraversano la nostra vita e la nostra mente. Rimane immobile fino a quando non ci colpisce oppure è sempre in movimento e per questo colpisce a caso ma non noi perché noi siamo altrove mentre l'AIDS colpisce.
Siamo entrati (lo facciamo sempre) nella categoria delle ipotesi indimostrabili. Qui però la fatalità non può diventare una scusa per l'ignoranza o l'imprudenza. Ricordo la storia breve di una donna sciagurata che, partendo per una vacanza in un paese esotico, si rifiutò di vaccinarsi contro le malattie locali asserendo: "Se mi deve succedere succederà". E così è stato. E' successo. Questa donna è morta inutilmente (e dalla morte non c'è ritorno per successivi ripensamenti) solo per non voler accedere a quella parte della ragione che ti fa essere un tantino più prudente. Buona parte del destino che abbiamo lo dobbiamo alle nostre scelte.
Poi c'è il caso, l'infinito intricarsi di imprevedibilità, alcune benigne ed altre no.

L'AIDS è diventato suo malgrado un simbolo di morte Assoluta.
Forse perché legato alla sessualità ma quanti sono i morti ammazzati per ragioni di sesso? E il coltello non è un virus. Ma l'AIDS non uccide necessariamente, non uccide tutti eppure è più importate da ascoltare della pulsione che ci spinge a sfidarne le lame.
Non so comprendere bene perché questa malattia che abbiamo avuto in dono dalle nostre cugine scimmie, non ci abbia insegnato niente di noi stessi.
Forse non è importante comprendere, forse è solo importante capire che in realtà stiamo vivendo e questa è una cosa del tutto provvisoria.
Come ogni fellatio e molte delle parti dei nostri sentimenti provvisori.
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solaria
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MessaggioInviato: 10 Gen 2010 21:41    Oggetto: Rispondi citando

Concordo in peno con Zeussino e trovo il discorso sul tradimento un pò OT,in quanto credo che il messaggio potente della lettera non fosse la colpevolizzazione degli uomini in quanto traditori, ma la condanna di comportamenti sessuali avventati privi di rispetto per il partner e, peggio ancora, per se stessi.
Dopo un lunghissimo silenzio, ben vengano lettere come questa che riportano l'attenzione dell'opinione pubblica su una malattia dalla quale nessuno può ritenersi immune.
E poco importa se sia davvero una ragazza di 21 anni a scriverla o un abile scrittore, l'importante è l'effetto non la causa.
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MessaggioInviato: 12 Gen 2010 09:49    Oggetto: Rispondi citando

Concordo anch'io con tutti voi, il fine giustifica i mezzi.
Confido che le mie divagazioni sul tema tradimento vengano opportunamente editate/splittate dai mod in questo forum come nuovo argomento!
Scusate, ma devo cogliere l'ispirazione quando arriva...
Ciao Smile
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Zeus
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MessaggioInviato: 12 Gen 2010 11:36    Oggetto: Rispondi citando

Aprine un altro con copia&incolla Wink
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Emmett Brown
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MessaggioInviato: 12 Gen 2010 12:44    Oggetto: Rispondi citando

Et voilà! 8)
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MessaggioInviato: 15 Mar 2010 18:19    Oggetto: Rispondi

è sacrosanto e auspicabile parlare del problema/rischio non solo Aids ma di tutte le malattie correlate a una incorretta gestione della propria sessualità
Della serie (in genere)..educazione sessuale questa sconosciuta.

Ma la lettera solleva un punto dolente.
Non si parla di comportamenti a rischio
Ma di una normalità sicura messa a rischio a nostra insaputa.

In questo caso due normali ragazzi fidanzati da 4 anni, una coppia apparentemente stabile.
Potrebbe essere analogamente una coppia sposata da n anni.

E' ovvio che -dal punto di vista di mera sicurezza sanitaria- si tratterà il partner stabile, di una storia importante o di una vita in maniera diversa dal partner appena conosciuto o occasionale.

Per cui salvo cadere nella paranoia o nella non-fiducia il rischio di cui parla la lettera non si azzera mai.
Nemmeno con l'educazione sessuale o col parlare dei rischi aids visto che nasce da altro
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