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* il gioco del nonno
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danielegr
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MessaggioInviato: 23 Apr 2006 13:19    Oggetto: Rispondi citando

Beh, ancora una cosetta. In questa era ipertecnologica, nella quale tutti (tranne il sottoscritto) hanno almeno due o tre cellulari, oltre al telefono fisso, riesce difficile pensare che fino a 30/40 anni fà per le utenze telefoniche domiciliari era uso comune usare il DUPLEX. In pratica, era una unica linea telefonica divisa fra due utenti. Se la usava uno, non poteva usarla l'altro. Questo era compensato da un canone più basso.
Il problema sorgeva se il tuo apparecchio era collegato con una famiglia che faceva un uso assiduo del telefono assiduo: in quel caso un componente della famiglia veniva adibito al controllo del telefono: ogni pochi minuti sollevava la cornetta e se sentiva il segnale di 'libero' avvisava gli altri che "finalmente si poteva telefonare".
Per contro, il duplex era molto comodo come scusa: si poteva sempre dare la colpa all'altro se chi ci telefonava trovava sempre occupato.
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chemicalbit
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MessaggioInviato: 23 Apr 2006 13:27    Oggetto: Rispondi citando

Il duplex, coem no ... ce l'avevo anche io (anche se non ho l'età per essere nonno Wink ).

Quando penso che si è passati da quello alla linea "singola" magari con tariffa flat ( + cellulari), mi fa notare quanto sia cambiato il modo di telefonare e più in generale di comunicare.
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danielegr
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MessaggioInviato: 23 Apr 2006 15:12    Oggetto: Rispondi citando

Aggiungo che in quel periodo, praticamente fino agli anni '60, la bolletta del tlefono si poteva pagare esclusivamente presso gli sportelli della concessionaria (a Milano era la Stipel: un giorno o l'altro racconterò la storia della fusione in Telecom). Era prevista una lunga coda per il pagamento: dopo si andava ad un altro sportello presso il quale, mostrando la quitanza, si potevano ritirare gli scontrini delle intercomunali. Vediamo di spiegarci meglio: per telefonare da Milano a una qualsiasi altra località, si doveva contattare il centralino, indicare il numero e il nominativo della persona con la quale si voleva parlare e aspettare. Dopo un tempo più o meno lungo (poteva passare anche più di un'ora) la Stipel richiamava, con un unico suono lunghissimo, e metteva in comunicazione i due utenti. Ogni tre minuti la centralinista interrompeva la comunicazione chiedendo 'Raddoppia?' e, se la risposta era affermativa consentiva alla conversazione di proseguire. Per ognuna di queste telefonate veniva compilato, credo dalla centralinista stessa, un talloncino con i dati di identificazione (numero chiamato, ora, durata eccetera). Questi scontrini si potevano ritirare dopo aver saldato la bolletta.
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chemicalbit
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MessaggioInviato: 23 Apr 2006 17:23    Oggetto: Rispondi citando

sì, tra l'altro tale modalità (d'interurbana tramite centralino) esisteva sicuramente fino a poco fa, e forse esiste anche tutt'ora
(è un po' che non guardo l'avantielenco, da quando l'hanno rivoluzionato pasando dall'elenco telefonico alle Pagine Bianche).

Quello che non capisco è

1) a che servisse ritirare gli scontrini delel interurbane, quando orami tanto si aveva già pagato.

2) come facevano gli adetti lo sportello dove si pagava a sapere quanto si doveva pagare se ne avevano gli scontrini dlle interurbane?
Non è forse ceh era il cotnrartio ... rpima si doveva ritirare gli scontrini e poi portarli allo sportello dove si pagava?

3) Ma visto che non si poteva pagare in posta, di questi sportelli quanti ce n'erano? Spero non uno per tutta Milano
(e mi chiedo chi abitasse in un paesino di montagna come facesse)
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danielegr
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MessaggioInviato: 23 Apr 2006 18:01    Oggetto: Rispondi citando

Gli scontrini si ritiravano "dopo". Questo è certo perché era una delle mie incombenze da ragazzo (parlo degli anni prima del 1950). Ci si rivolgeva ad un altro sportello, che, immagino, avesse già gli scontrini ordinati per numero di telefono. Probabilmente li preparavano al momento dell'emissione delle bollette.
Per quanto mi ricordo io lo sportello dove si poteva pagare era uno solo a Milano, e mi pare che fosse in Galleria. Non so di altri e non capisco neanche io come facessero nei paesini (nei quali, peraltro, erano veramente pochini ad avere il telefono)
Cosa ce ne facevamo degli scontrini? Boh... probabilmente per controllo, però, con la mentalità di oggi un controllo fatto "dopo" aver pagato serve a poco. Allora però nessuno si sarebbe permesse di mettere in dubbio la parola della Stipel.
Ricordo che anche per le altre utenze, luce e gas, passava casa per casa l'esattore che poteva incassare direttamente l'importo della bolletta. Se uno non voleva o non poteva pagare subito, ritirava un tagliandino, con il quale poteva pagare alcuni giorni dopo. Allora, il possesso della bolletta comportava liberazione dall'importo dovuto. Può darsi che lo stesso procedimento (esattore) fosse in vigore abche per il telefono, ma proprio non me lo ricordo. Ricordo che qualche giorno prima veniva esposto in portineria il cartello "Il giorno ... passerà l'esattore del gas/luce (e forse telefono)"
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juzo kun
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MessaggioInviato: 23 Apr 2006 20:20    Oggetto: Rispondi citando

Pensare che mia nonna aveva un stupendo telefonone in bachelite, di quelli con il cavo rivestito in nailon e la cornetta che se cascava su un piede l'unica cosa da fare era saltellare al Pronto Soccorso sulla gamba rimasta sana. Abbiamo tentato in tutti i modi di fregarcelo quando la ex-SIP-Telecom-da-poco venne a rinnovare la linea, ma non ha funzionato, mannaggia.

Cià
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danielegr
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MessaggioInviato: 07 Mag 2006 11:33    Oggetto: Rispondi citando

Mi è venuto in mente un altro uso che facevamo dei "tollini", oltre a quelli già detti di pallone da calcio, corridori ciclisti eccetera.
Potevano essere usati come "medaglie". Infatti noi toglievamo il sughero dalla parte interna con molta attenzione per non rovinarlo, poi, tenendo il "tollino" all'esterno della camicia e il sughero all'interno, riincastravamo il sughero stesso all'interno della parte metallica. La camicia restava prigioniera fra la parte metallica e il sughero e sembrava proprio di avere delle decorazioni. Unico (ma grosso) problema: le madri. Queste non gradivano assolutamente che noi facessimo una simile manovra, con la scusa che così rovinavamo la camicia o la maglietta.
Bisognava quindi togliere le medaglie un po' prima di tornare a casa e cercare in qualche modo di far sparire i segni lasciati dalla "medaglia". Non ci si riusciva quasi mai.
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madvero
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MessaggioInviato: 07 Mag 2006 11:40    Oggetto: Rispondi citando

questo lo facevamo anche io e i miei compagnetti di giochi, da piccoli !!!
con i tappi delle bottiglie di vetro di coca cola e di birra, però.
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MessaggioInviato: 07 Mag 2006 11:51    Oggetto: Rispondi citando

madvero ha scritto:
questo lo facevamo anche io e i miei compagnetti di giochi, da piccoli !!!
con i tappi delle bottiglie di vetro di coca cola e di birra, però.


Ma infatti il "tollino" altro non è che il tappo a corona, come si dice oggi, delle bottigliette in vetro delle bibite.
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madvero
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MessaggioInviato: 07 Mag 2006 12:16    Oggetto: Rispondi citando

ma sai che vendevano sacchetti di tappi dorati (ma senza sughero sotto: noi usavamo dei cartoncini) per chiudere le bottiglie a poche lire? noi li compravamo, ci attaccavamo le fotografie delle figurine adesive ed eravamo pieni di medagliette !!! (ti sto parlando di 15/20 anni fa)
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danielegr
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MessaggioInviato: 07 Mag 2006 12:38    Oggetto: Rispondi citando

Questo è un insulto al vero "tollino"!!!! Il tollino NON si compra! Doveva tenerlo da parte per te un gestore di una bottiglieria (oggi: un gestore di un bar) e dartene una quantità immensa (almeno 30-40). Il "tollino" non doveva essere nuovo, ma avere già avuto l'onore di chiudere una bottiglia e di essere tolto con delicatezza in maniera da non incurvarsi troppo. Una leggera curcatura era ammessa, anzi preferita.
Il "tollino" doveva OBBLIGATORIAMENTE avere una marca, cioè la parte esterna (quella che poi diventava la medaglia) doveva essere indicativa della bibita che aveva rinchiuso. C'era il tollino Lemonsoda, l'Oransoda, il Campari (il più pregiato), il Coca Cola eccetera. C'era anche il Chinotto Recoaro del quale però assolutamente non ricordo il disegno.
Comprare i "tollini"..... Bah.... Dove andremo a finire!! Non c'è più religione!!!
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MessaggioInviato: 07 Mag 2006 14:53    Oggetto: Rispondi citando

danielegr ha scritto:
Comprare i "tollini"..... Bah.... Dove andremo a finire!! Non c'è più religione!!!

Laughing Laughing Laughing

a noi servivano le medagliette, ergo ce le compravamo Wink
ai miei tempi tutti avevano 5.000 lire di paghetta settimanale !!!
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MessaggioInviato: 09 Mag 2006 18:17    Oggetto: Rispondi citando

Me ne è venuta in mente un'altra che risale al 1964. Il nostro primo figlio era nato a Marzo e verso Luglio/Agosto, poichè mia moglie era sfinita e veramente stressata, abbiamo convocato le nonne a Branzi, paesino delle alte valli bergamasche nel quale avevamo affittato una camera e abbiamo lasciato a loro il pargolo per alcuni giorni. In macchina ci siamo diretti verso il Sud e giunti in un paese che non mi ricordo in Campania ci ha preso la nostalgia. Abbiamo quindi provato a telefonare a Branzi per sentire notizie dalle nonne. Oggi sembra assurdo, ma allora per una intercomunale si doveva chiamare il centralino, fornire i dati dell'apparecchio chiamato e attendere pazientemente che la centralinista richiamasse e mettesse in comunicazione con il destinatario. A volte l'attesa si protraeva anche per un paio d'ore. In quel caso l'attesa fu abbastanza breve: però non si riusciva a sentire quello che dicevano. La comunicazione c'era, però era troppo 'lontana' e la voce non arrivava. Mia moglie stava per scoppiare a piangere e allora le centralinistesi sono spontaneamente offerte di fare una specie di 'ponte radio': noi parlavamo con la centralinista di Napoli (o era Roma?) che parlava con la centralinista di Bergamo che infine riferiva alle nonne le nostre parole. Strada inversa per le risposte. Non ho mai potuto ringraziare abbastanza quelle ignote centraliniste che, senza che ne avessero nessun obbligo, hanno voluto risolvere una situazione che avrebbe potuto essere molto sgradevole per noi e in particolare per mia moglie.
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MessaggioInviato: 07 Lug 2006 16:15    Oggetto: Rispondi citando

Mi è ritornata in mente una figura tipica e irrinunciabile del periodo fino grosso modo alla fine degli anni '50: la PORTINAIA, o meglio, la famiglia intera della portinaia.
Innanzi tutto conosceva vita, morte e miracoli di tutti gli abitanti nel fabbricato (ma raramente si lasciava andare a pettegolezzi: sapeva che avrebbe potuto rischiare le mance).
La famiglia portinaia era composta dalla Portinaia: incaricata delle pulizie, dello smistamento della posta, di tutte quelle piccole commissioni (oddio ho dimenticato di comprare il sale: me ne può prestare mezzo chilo? Domani lo ricompra, ecco i soldi... : oppure informare la signora del quarto piano che se non la smette do sbattere i tappeti alle sette del mattino, la denuncio.... eccetera).
Poi c'era, naturalmente, il Portinaio: spesso un operaio in pensione. Suo incarico tipico era aiutare la moglie nelle pulizie più pesanti e, soprattutto, la gestione della caldaia del riscaldamento (i patentini non erano ancora neanche nella mente di Dio). Il riscaldamento era a carbone e il portinaio doveva accendere la caldaia, fare i regolari rifornimenti, curare lo spegnimenti alla sera e fare le pulizie periodiche. Ma il suo incarico principale era quello di fare tutti i lavoretti che si fossero resi necessari negli appartamenti dei vari inquilini. Un rubinetto gocciolava? C'era da riparare una valvola della luce che si era fulminata? Si chiamava il portinaio. Una volta noi l'abbiamo chiamato quando è morto il gatto per seppellirlo in giardino.
Inoltre la portineria era in funzione praticamente 24 ore al giorno: anche alla notte, se qualcuno si fosse dimenticato la chiave del portone poteva chiamare il portinaio, mediante un campanellino, e il poveretto veniva ad aprirti, magari alle due di notte, in camicia da notte, ma sfoggiando un bel sorriso (sempre per via della mancia).
Le entrate della famiglia portinaia erano lo stipendio (bassissimo, però la casa - cioè la portineria e qualche locale adiacente era gratuita, gratis era anche il gas e la corrente elettrica), le mance per il vari lavoretti e per le aperture notturne, ma soprattutto le mance periodiche, praticamente obbligatorie a Natale e Pasqua.
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MessaggioInviato: 07 Lug 2006 17:04    Oggetto: Rispondi citando

Weeps Weeps Weeps

voglio anch'io la portinaia !!!
io non ho nemmeno la portineria, quando arrivano le raccomandate nemmeno citofonano più: infilano direttamente il cartoncino in casella postale...
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MessaggioInviato: 07 Lug 2006 17:37    Oggetto: Rispondi citando

La portineria era naturalmente una grandissima comodità: oltre a tutto era un efficientissimo filtro per tutti i visitatori desiderati e indesiderati. Per questi ultimi bastava dire "se viene Tizio o Caio a cercarmi dica che non siamo in casa".
Però aveva un costo notevole, stipendio, gas, luce... ma soprattutto l'abitazione e quindi con l'aumento di valore delle case e la penuria degli alloggi, un po' alla volta le portinerie sono state chiuse.
Peccato: le portinaie sopravvivono solo nei film di quell'epoca.
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MessaggioInviato: 07 Lug 2006 22:29    Oggetto: Rispondi citando

io ce l'ho ancora (anche se alcune cos sono cambiate, non sta di certo ad aprirti alle 2 di notte. E il marito non fa l'idraulico).

Però in effetti è una delel spese maggiori del condominio, e periodiamente c'è chi propone di sostituirla con un videocitofono.
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MessaggioInviato: 08 Lug 2006 18:47    Oggetto: Rispondi citando

Ci sarebbe un'altra incombenza dei portinai di vecchio stampo che ho dimenticato di dire, ed è la raccolta delle immondizie. A Milano le abitazioni erano dotate di una canna di caduta delle immondizie. In pratica era una canalina verticale, con una sezione intorno al mezzo metro, che partiva dalla cantina e arrivava fino all'ultimo piano. A ogni piano c'era uno sportellino attraverso il quale si poteva accedere alla canna di caduta e buttare così le immondizie che finivano in un bidone metallico in cantina. Ovviamente la raccolta differenziata non esisteva e tutto finiva nel bidone attraverso la suddetta canna di caduta. Il portinaio aveva tra l'altro il compito di sostituire il bidone quando era pieno, di liberare la canna di caduta qualora si fosse intasata e di mettere il bidone in posizione tale che potesse essere svuotato da quelli della Nettezza Urbana.
E' appena da sottolineare che il cambio dei bidoni era una operazione ad alto rischio per il portinaio: la spazzatura poteva contenere di tutto, spesso anche bottiglie o oggetti pesanti che avrebbero potuto far male cadendo dal quinto piano. In estate poi nel piccolo locale nel quale si tenevano i bidoni non doveva esserci certo un profumo allettante...
Naturalmente la presenza di immondizia in bidoni con chiusura non ermetica era una calamita irresistibile per i topi che infestavano tranquillamente il locale, risalivano per la canna di caduta (lo sa Dio come facevano, però lo facevano) e da lì avevano via libera per l'ingresso negli appartamenti.
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Zeus
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MessaggioInviato: 03 Ott 2007 08:01    Oggetto: Rispondi citando

qui e' ancora cosi'... ma io lo trovo moooooolto antiigienico.

non e' il portinaio a raccogliere ma un addetto di una ditta incaricata. che anni fa quasi perse una mano con la caduta di una bottiglia (e il condominio pagò i danni).
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kevin
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MessaggioInviato: 03 Ott 2007 10:07    Oggetto: Rispondi

e i nonni? Rolling Eyes

dai, riparto. Laughing

a me n'è rimasta solo una ed è proprio una strana nonna,
sarà che ha tanti nipoti, sarà che è un "osso" ma di noi non è che gl'importi molto.
ne avevo una invece che per lei ero il suo sesto figlio.
ci ho vissuto insieme circa 10 anni, i primi della mia vita.
ho un sacco di ricordi belli,
abitavamo in una vecchia casa a Novi ligure, io lei e uno zio che non si era mai sposato.
rammento che mi portava a funghi in un campo non molto distante da casa,
ci raccoglievamo le gambesecche i chiodini (ottimi per il sugo) e le trulle.
ai bordi della via che portava al campo, c'era la camomilla e prendevamo anche quella,
poi la facevamo seccare al sole per farci le tisane.
al mattino, per andare a scuola, mi svegliava con il rumore del cucchiaino
che girava nel bicchiere del caffè. (ecco spiegata la mia dipendenza)
la sua casa era anche un punto di ritrovo per tutti i parenti che volevano prendersi un caffè,
aveva sempre la macchinetta pronta, lei la chiamava così.
ci si ritrovavano in molti a casa sua, la compagnia non le mancava,
a volte arrivavano anche amici di parenti e c'era sempre una tazzina per tutti o quasi,
perchè la cosa che diceva più sovente, era che, nè preti nè fascisti sarebbero mai entrati in casa sua.
scusate mi stavo perdendo nei ricordi...
potri andare avanti per ore e ore ma ve lo risparmio.
comunque, quando se ne andò nel 1982 io avevo solo 20 anni e ricordo
che piansi come un bambino.
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