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Jeppo59
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MessaggioInviato: 13 Feb 2008 01:49    Oggetto: Rispondi citando

Evil or Very Mad

Visto che era già finito in seconda pagina, rischiava di sparire!!!
Ma considerando che è tornato Gray Wolf, è meglio riportarlo in evidenza!!!
Non vorrete mica lasciarci col dubbio di come andrà a finire!!! TapTap

Una birrozza e si ricomincia!
CinCin
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GrayWolf
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MessaggioInviato: 15 Feb 2008 12:02    Oggetto: Rispondi citando

Jeppo59 ha scritto:
Evil or Very Mad
Non vorrete mica lasciarci col dubbio di come andrà a finire!!! TapTap


Tranqui... fra un po' si ricomincia, troppe sono le avventure ancora da raccontare...

Jeppo59 ha scritto:
Una birrozza e si ricomincia!
CinCin

Eh! mi sa sa che ci vorrà più di una birra...
senza dimenticare litri e litri di caffè... Wink
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GrayWolf
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MessaggioInviato: 03 Mar 2008 21:14    Oggetto: Rispondi citando

Cercando di non farsi notare, salì sul treno: per essere sicuro di non perdere "il suo uomo", quando lo vide entrare in uno scompartimento s'intrufolò in quello adiacente. Il sole era tramontato, l'oscurità della sera si era riempita delle luci che tipicamente si vedono dal finestrino mentre si viaggia.
Le file di lampioni e le finestre illuminate gli servivano per immaginare scene fantastiche o di ordinaria vita quotidiana, era il suo modo per scacciare la noia. Il chiacchiericcio delle persone che gli sedevano accanto, unito al caratteristico ritmo creato dalle ruote sulla strada ferrata, erano ipnotici; solo il lungo allenamento gli permetteva di resistere anche alle palpebre che tendevano ad appesantirsi.
A Ungheni la sosta per il passaggio della frontiera.
Il passaporto falso che lo classificava come cittadino rumeno e le risposte, circa la natura del viaggio, fornite senza incertezze e in modo fluente, fecero sì che il controllo fosse una pura e semplice formalità.
Il tempo di percorrenza fino a Tecuci, lo impiegò arrovellandosi per trovare il modo di non farsi notare e di non insospettire l'altro. La prima cosa da fare era confondersi con la folla di passeggeri che scendeva dal treno: pur cercando di stare alle costole del suo sorvegliato, doveva rimanere abbastanza distante da sembrare un qualsiasi passeggero. Aveva già notato la diffidenza dell'uomo e le precauzioni adottate per evitare intralci, aveva percepito la pericolosità che emanava sia nelle movenze che nello sguardo, non ci teneva a finir male per mano sua. Il compito di seguirlo gli sembrò estremamente arduo e per un momento pensò di desistere. Non poteva farlo, non doveva farlo.
«In fondo è una stazione e, come in tutte, le strutture non possono cambiare di tanto, troverò il modo di tenerlo d'occhio, anche se è notte fonda posso sempre essere uno di quelli che aspetta la coincidenza come lui, un marciapiede, una pensilina, una sala d'aspetto, abbastanza lontani da non essere visto, ma non così tanto da perderlo, mi aiuteranno» Il pensiero lo sostenne e servì a scacciare il momento di debolezza che poco prima gli aveva fatto considerare l'idea di lasciar perdere «Non è nel mio stile mollare, non avrei nessuna giustificazione per averlo fatto!» quest'altro pensiero gli fece piegare le labbra in un ghigno beffardo.
Quando il treno si fermò, attese di essere l'ultimo a uscire dallo scompartimento e senza sorpresa notò che anche l'altro aveva seguito la stessa tattica: ringraziò la precauzione adottata.
Erano divisi solo dalle persone che occupavano i posti accanto a lui e si erano messe in fila, in paziente attesa di poter scendere. Senza che ci fosse una ragione apparente, lo vide sgomitare per arrivare più velocemente allo sportello, subito si allarmò: «Mi avrà visto, si è insospettito?» L'impulso primo fu quello di tornare nello scompartimento oppure di dirigersi verso lo sportello che gli stava alle spalle, entrambe le azioni gli erano impedite dalle persone che, uscendo dagli scompartimenti più indietro, si erano posizionate a loro volta in fila per scendere; non poteva creare trambusto, avrebbe attirato l'attenzione, eventualità più controproducente del probabile sospetto dell'altro.
Cercò di imitarlo per non lasciare troppa distanza fra loro e possibilmente senza causare le rimostranze di quelli che lo precedevano; si rilassò quando lo vide aiutare una donna a scaricare la valigia e a offrirsi di portarla. Le cose andavano per il meglio, quel comportamento gli confermò che l'altro non aveva nessun sospetto di essere seguito.
«In fondo non sei così bravo come avevo creduto, bene, bene... tutto questo gioca a mio favore».
Appena fu sul marciapiede, si accorse subito dei due che, con fare indifferente, stavano controllando il flusso dei passeggeri che si stavano dirigendo verso l'uscita. «Oh oh, abbiamo degli amici...» La situazione si stava complicando, non ce l'avrebbe fatta contro tre; i due non degnarono di uno sguardo la coppia che passò loro davanti.
Cercò di riflettere: «Se lo stavano aspettando, può darsi che gli abbia fatto un cenno d'intesa - non ho visto se lo ha fatto con la mano coperta dalla valigia che ha sulla spalla - può sempre darsi che, pur avendolo riconosciuto, facciano gli indifferenti per controllare se qualcuno lo segue, in questo caso sono fregato».
Trovò il modo più naturale per passare inosservato: estrasse un foglio di carta dal giubbotto, alzò il bavero per nascondere almeno metà del volto, guardandosi in giro e borbottando fra sé. Finse di cercare il tabellone generale degli orari, alternando lo sguardo dal foglio alla pensilina d'ingresso e al binario del treno con cui era arrivato, passò davanti a loro, sempre brontolando in rumeno, ma con tono abbastanza alto da essere sentito: l'occhiata distratta che gli rivolsero, confermò che la piccola recita era riuscita.
Svelto, per recuperare il tempo perduto, uscì sul piazzale e dovette rendersi conto di una triste realtà: il suo uomo era sparito.
«Ora che faccio?» si domandò rientrando nell'edificio e incrociando i due che ne stavano uscendo, li vide salire su una macchina e andare via; con loro vide sfumare la possibilità di continuare il suo compito.
Non c'era nient'altro da fare se non aspettare il treno che l'avrebbe portato a Suceava, da lì avrebbe deciso se sparire o darsi da fare in qualche modo; un pensiero consolatorio lo sostenne: l'altro, non sospettando di essere pedinato - gli sembrava di averne avuto le prove - a Chisinau aveva chiesto un biglietto per Suceava, ciò gli fece ben sperare di ritrovarlo.
Rassegnato, entrò in sala d'aspetto e si accomodò in attesa della coincidenza; chiuse gli occhi dando l'impressione di essere addormentato, ma era ben sveglio e dalla fessura sottilissima degli occhi semichiusi, controllava che non ci fossero segnali di pericolo.
Quasi sobbalzò quando lo vide rientrare, niente era perduto: «La caccia ricomincia».
Le domande non mancarono: «Chi erano quei due, dove accidenti è stato, cosa ha combinato nel tempo che è stato via, è forse andato a chiamare altri suoi amici?»
Con tutti i sensi all'erta come un animale che fiuta il pericolo, in un déjà-vu tornò a seguirlo, si posizionò dietro un'edicola chiusa e, senza perderlo di vista, rimase in attesa del treno che li avrebbe portati a Suceava.
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anabasi
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MessaggioInviato: 08 Mar 2008 12:00    Oggetto: Rispondi citando

Hansi al primo suono prolungato di clacson si era voltato di scatto, e la sua nuca gli aveva ricordato ciò che era accaduto un paio di giorni prima. Gli occhi avevano esaminato solo per un istante i pochi passanti che in quel momento stavano camminando nella sua direzione, e si erano subito concentrati sull'origine del rumore. Praga non era una città particolarmente silenziosa, ma il concerto rabbioso di trombe bitonali e vecchi clacson esploso in pochi secondi era inconsueto. I praghesi non erano noti per la loro flemma, ed erano abituati a incitare rumorosamente chi avesse commesso l'imprudenza di lasciar spegnere il motore al semaforo. Ma quella sembrava essere una situazione differente: decine di automezzi, camion e autobus compresi, si stavano dedicando con zelo a saturare l'aria di decibel. Hansi non comprendeva la ragione di tanto accanimento, loro sì. Avevano visto l'uomo abbandonare l'auto pochi istanti prima che scattasse il verde, e sapevano che non si trattava semplicemente di un automobilista inesperto nell'uso della frizione; l'auto sarebbe rimasta lì a lungo ad intasare il traffico, caotico anche senza il contributo di quello scriteriato. Avrebbero perso molto di più di un semaforo verde, finché qualcuno non avesse rimosso l'ostacolo, e avrebbero ritardato l'appuntamento serale con il tradizionale polpettone affumicato e il solito boccale di birra da un litro.
Gli occhi di Hansi fissarono per qualche secondo la piccola auto ferma all'incrocio: era un modello prodotto nell'Europa occidentale, venduto in pochi esemplari a causa del suo prezzo, superiore a quello dei prodotti locali. Aveva visto in altre circostanze quel modello e gli sembrava che qualcuno di sua conoscenza ne avesse acquistata una, in tempi recenti. Non ricordava chi fosse: un amico, un collega...forse un parente? Il trauma non era stato assorbito completamente, la testa gli faceva male, e i ricordi non erano ancora tutti riaffiorati. Sapeva quanto fosse necessario per lui riuscire a concentrarsi: aveva una montagna di problemi da risolvere, e certo ricordare quale dei suoi amici avesse acquistato un'auto simile non aveva la priorità.
Distolse lo sguardo dall'ingorgo e lo fece ruotare in tondo; non vide nulla di sospetto, si voltò e riprese a camminare. Si accorse di essere in uno stato di estrema tensione, e impose a se stesso di calmarsi. Il suo collega di servizio all'ospedale non aveva potuto seguirlo fin lì. Non gliene aveva lasciato il tempo: quando era già uscito dall'edificio, l'agente stava ancora terminando di controllare i bagni e decidendo cosa fare. Avrebbe cercato il medico o quell'infermiera carina e avrebbe accertato che nel frattempo il paziente non fosse stato spostato per qualche visita o analisi. Soltanto a quel punto, avrebbe avuto la certezza della sua fuga. Anche allora, non avendo elementi che potessero ricondurre a Hansi, si sarebbe limitato a redigere un verbale sullo sconosciuto fuggiasco e lo avrebbe inoltrato ai suoi superiori. Il sovrintendente Cŏster non sarebbe mai venuto a conoscenza del suo ricovero in ospedale e, pertanto, non avrebbe mai sospettato che lui fosse ancora vivo.
Rinfrancato dal ragionamento, rallentò l'andatura per non affaticarsi e per non destare sospetti. Decise di allontanarsi dalla strada principale, l'arteria che conduceva all'ospedale: voleva ridurre il rischio che qualcuno lo riconoscesse, per esempio un collega delle pattuglie. Una decina di passi più avanti si apriva un vicolo, sulla destra: era ciò che faceva al suo caso. Senza voltarsi indietro, scantonò e si addentrò nella stradina. Il vicolo separava due edifici ottocenteschi, piuttosto trasandati. L'ospedale era situato nella zona vecchia della città, ma era l'unico edificio ad aver beneficiato di una ristrutturazione radicale. Le case circostanti conservavano soltanto tracce dell'antico splendore, in attesa che il processo di riqualificazione dei quartieri storici, voluto dall'amministrazione comunale, raggiungesse anche loro. Il vicolo era talmente stretto da non permettere il passaggio di un'auto ma, nonostante la prima impressione che il giovane agente aveva avuto, non era cieco: in fondo ad esso si intravvedeva il traffico scorrere lungo la strada parallela a quella che aveva appena abbandonato.
Il giovane proseguì, evitando le biciclette realizzate con pezzi di recupero e le malandate motociclette parcheggiate lungo i due muri. Qualcuno aveva aperto per pochi istanti uno dei portoncini che si affacciavano sul vicolo, il tempo necessario per vuotare sull'asfalto irregolare il contenuto di un grosso secchiello: l'acqua insaponata e sporca iniziò a seguire la pendenza della strada, avviandosi in direzione di Hansi. Il ragazzo istintivamente si concentrò nel tentativo di mettere i piedi nei pochi punti rimasti asciutti, spostandosi ora a destra ora a sinistra. Sorrise, per la prima volta in quella giornata: il suo abbigliamento, reduce da un bagno nella Moldova e un pernottamento sul greto del fiume, non aveva bisogno di simili premure. Arrivò all'altezza del portoncino, rimasto socchiuso. Attraverso lo spiraglio si intravvedevano le forme abbondanti della portinaia dello stabile, impegnata nelle pulizie: non assomigliava per nulla all'infermiera che lo aveva assistito al suo risveglio. Si sorprese a pensare alla possibilità di incontrarla nuovamente, una volta superate le difficoltà in cui si trovava, e comprese che iniziava a stare meglio: i suoi vent'anni stavano prendendo il sopravvento su tutto il resto. Avrebbe potuto portarla in un locale notturno, pensò vedendo a una cinquantina di passi un'insegna colorata. Sembrava indicare la presenza di una birreria o di una locanda di poche pretese, ma gli elementi al neon che la componevano si erano in parte bruciati e il nome era indecifrabile. Non avrebbe mai portato una donna in un posto simile, anzi era disposto a scommettere che i clienti di quel locale ci andassero più per trovare compagnia che per la cucina o la varietà delle birre.
Superò l'asfalto bagnato e proseguì, verso l'insegna e la fine del vicolo. Il rumore del traffico alle sue spalle e davanti a sé lo riportò alla realtà, l'eco di un clacson gli ricordò l'episodio curioso di pochi minuti prima. Quell'auto abbandonata al centro dell'incrocio...sapeva che qualcuno di sua conoscenza ne aveva una uguale, e gli sembrava addirittura che il colore fosse lo stesso, ma non riusciva a ricordarne il nome. Provò ad abbinare il volto dei suoi amici all'auto, immaginandoli uno per volta in piedi accanto a essa. No, i suoi amici di Vy??i Brod non avrebbero potuto permettersela. Non era un'auto di lusso, ma costava abbastanza ed offriva poco spazio per trasportare i parenti o per utilizzarla come furgoncino. Forse qualcuno che aveva conosciuto nei mesi trascorsi a Praga?
L'immagine penetrò nel suo cervello come un proiettile sparato a bruciapelo: un sobbalzo percorse tutto il suo corpo, mentre gli occhi vedevano il cortile interno del palazzo di piazza Středočen e il sovrintendente Cŏster armeggiare con le chiavi nella serratura della sua bella auto nuova. In un istante comprese di essere perso: Cŏster era lì, lo aveva raggiunto ed aveva proseguito l'inseguimento a piedi.
Iniziò a voltarsi, per verificare che il suo nemico non fosse nelle vicinanze, ma non gli riuscì: un braccio poderoso lo afferrò al collo, in una stretta mortale. L'aggressore era più alto e molto più robusto di lui: sentì la pressione esercitata sulla trachea aumentare fino ad impedirgli la respirazione e perse conoscenza in pochi secondi.
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GrayWolf
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MessaggioInviato: 23 Mar 2008 20:36    Oggetto: Rispondi citando

Il brusio, provocato dalle chiacchiere dei compagni di viaggio, non lo distolse dalla sua concentrazione. L'immancabile taccuino e brossures fecero la loro ricomparsa.
Benché le soste e la velocità di trasferimento non dipendessero da lui, non riusciva a fare a meno di calcolare tempi e distanze.
Nel vederlo alle prese con tutte quelle carte, il capo comitiva, che evidentemente si sentiva in debito con lui per averlo tolto dai guai, gli si avvicinò e gli chiese se poteva essergli utile.
«Oh, una cosa da niente, una piccola mania: amo tenere il diario dei miei viaggi» mentendo spudoratamente e continuò: «Mi piace tenere memoria delle tappe e dei chilometri percorsi, per poterlo raccontare un giorno ai miei nipoti, se ne avrò» altra panzana grossa come una casa: non aveva nessuna intenzione di avere nipoti, figli e tanto meno moglie.
L'altro, grato di poter ricambiare, iniziò a snocciolare cifre e luoghi, rallentando di tanto in tanto così che lui potesse annotare sul taccuino le informazioni.
«Abbiamo settecentocinquanta chilometri da percorrere, fra circa quattrocento entreremo in Romania, subito dopo la frontiera ci fermeremo a Oradea, dove pernotteremo; l'indomani mattina partiremo molto presto per essere a Suceava nel primo pomeriggio, lì stabiliremo la base e finalmente potremo iniziare il nostro pellegrinaggio» assumendo un'aria fra l'ansioso e il dubbioso domandò: «Contrariamente a questa tratta, non ci sarà la sosta per il pranzo, spero non le dispiaccia mangiare panini mentre viaggiamo. »
«Ma si figuri, va benissimo, lei è stato molto gentile.»
«Era il minimo che potessi fare» allontanadosi per dedicarsi agli altri viaggiatori.
La precisione dell'uomo, oltre che fargli piacere, gli aveva risparmiato un bel po' di lavoro: nell'ansia di rendersi utile, gli aveva addirittura elencato gli orari e la durata delle soste intermedie.
Scorrendo le colonne con cifre e luoghi, si compiacque nel constatare che lui non avrebbe saputo far di meglio; ciononostante Gèrard era ben conscio di andare verso l'ignoto, non sapeva cosa lo aspettava e nemmeno quale fosse il monastero da cercare.
Le brossures che aveva in grembo fornivano solo le descrizioni generali dei monasteri. Nessuna faceva riferimento a uno in particolare con la caratteristica di un arco gotico con una scritta incisa.
Per aumentare la sua confusione, le fotografie riportavano più di un monastero la cui porta si apriva sotto quel tipo di arco. La definizione delle foto non era sufficiente a indicargli qual era quello da lui cercato. Lo sconforto lo assalì, ma la sua parte razionale prese il sopravvento e iniziò a riportare sul taccuino le possibilità che aveva.
Noleggiare un'auto all'arrivo e organizzare un giro di esplorazione? Il calcolo delle distanze fra i luoghi in cui si ergevano i monasteri iniziò a scoraggiarlo, non tanto per la lunghezza del percorso quanto per l'alto numero di edifici da controllare; inoltre, non tutti erano descritti minuziosamente nella documentazione in suo possesso in modo da poterne scartare alcuni a priori.
Secondo i calcoli, avrebbe dovuto impiegare almeno tre giorni per compiere il giro completo: decisamente troppo tempo.
Stizzito tracciò una croce sulla prima ipotesi, che sembrava sbeffeggiarlo dalle pagine.
La seconda ipotesi, appena abbozzata, fu quella di seguire i pellegrini, ma la scartò immediatamente: per ogni edificio, la sosta sarebbe stata di almeno mezza giornata e lui non aveva tutto quel tempo!
Frustrato e innervosito, iniziò a guardare dal finestrino il paesaggio che scorreva davanti ai suoi occhi, pensando fosse un buon modo per calmarsi.
«Sono preparato, non ho ancora commesso uno sbaglio, la fortuna mi ha aiutato a scapito del raziocinio, maledizione! Perché padre Simon non mi ha indicato la meta? Nessun indizio più concreto di quella frase. Padre mio, vi siete fidato del vostro allievo e ora quest'incapace sta fallendo la sua missione, arrivando troppo tardi!»
Per esprimere la rabbia cocente, alimentata da questi pensieri, si dette una pacca sulle ginocchia, con il risultato di far sobbalzare il vicino di posto, che si era appisolato grazie al cullante rollio dell'automezzo. Con gli occhi sbarrati l'uomo lo guardò sbalordito: «C'è qualcosa che non va? Cosa le è successo? Ha dimenticato qualcosa di importante?»
L'aria stralunata dell'uomo lo fece sorridere e l'ansia sparì. Inventò la prima scusa che gli venne in mente, ringraziando in silenzio l'uomo che, inconsapevolmente, gli aveva fornito lo spunto.
«Ma sì, accidenti, mi ero appuntato un indirizzo e ora mi sono accorto di averlo lasciato in albergo. Era molto importante, devo fare un presente a un ecclesiastico, fratello di un mio amico. Il religioso si trova in uno dei monasteri che dovremmo visitare e ora non so più qual è; in più, non ho mai visto questa persona, quindi...»
«Ma se è fratello di un suo amico avrà lo stesso cognome, dovrebbe essere facile...» S'interruppe, ricordando che gli ecclesiastici di solito non sono distinti dal cognome ma dal nome, addirittura diverso da quello di battesimo, scelto al momento dei voti.
«Eh già, così non è possibile, ma il suo amico non le ha detto niente di specifico riguardo a dove... ehm... opera questo prete?»
«Indicazioni molto vaghe, una però è molto caratteristica...» Si fermò, portandosi una mano al mento per dare l'impressione di pensarci; non era sicuro della persona che gli sedeva a fianco, non voleva far sapere cosa stesse cercando di preciso.
Si maledisse mentalmente per aver iniziato quella frase: l'altro poteva benissimo essere un nemico travestito, il fargli sapere, implicitamente, che lui era latore della busta, la cui importanza era fondamentale per l'Ordine delle Aquile della Libertà, non avrebbe solo messo in pericolo la sua vita, di cui poco gli importava, ma la sua missione sarebbe fallita e questo non poteva, non doveva permetterlo.
«Uhm, mi faccia pensare, forse si trattava di un dipinto.»
«Ahi, ahi, allora siamo fritti, sono tutti pieni di dipinti e di affreschi.»
Gerard si sentì perso, si era cacciato proprio in un bel guaio. Cercò di sviare l'attenzione dell'altro: «Mi scusi, lei dove ha preso tutte queste informazioni? Se sono in qualche guida turistica e me la indica, potrei...»
L'altro non lo lasciò finire: «Ma che guida e guida! Io questo pellegrinaggio è già la terza volta che lo faccio e non ci vado certo per vedere dipinti o architetture, ci vado perché là si sente l'energia della fede.»
Il fervorino dell'uomo e la sua aria ispirata fece decidere Gerard di rischiare, qualunque cosa poi fosse successa, sarebbe stato compito suo renderne conto anche al Padreterno.
«Ah ecco! E' un particolare architettonico, un arco molto antico di forma gotica, sa di quelli un po' a punta», mentre con le mani mimava un arco.
«Eh, ma allora è facile, signor mio, di archi fatti così ce ne sono solo a Patrauti e a Dragomirna; considerando che Patrauti è un po' piccola, un ecclesiastico importante può essere solo a Dragomirna.»
Gèrard era al colmo dell'eccitazione: aveva due nomi, di cui uno più probabile dell'altro.
Con il sorriso stampato sul volto, strinse la mano al suo zelante informatore: «Grazie, lei non sa quanto mi sia stato utile!»
Detto questo, appoggiò la testa allo schienale e si appisolò. L'ultimo pensiero prima di addormentarsi fu: «Chissà come mai il buon uomo ha stabilito che l'ecclesiastico inesistente fosse una persona importante.»
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GrayWolf
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MessaggioInviato: 11 Ott 2008 20:14    Oggetto: Rispondi citando

La rabbia, che cresceva sempre più, gli faceva tremare le mani e, su per i polsi, le braccia.
Aveva pregustato il trionfo e, anche se mancava la seconda lettera, gli era sembrato di essere un passo più avanti dei suoi nemici.
Non lo aveva nemmeno sfiorato l'idea di un fallimento, con le sue conoscenza ed esperienza avrebbe sicuramente decifrato e capito il contenuto:
sarebbe stato più vicino di tutti alla soluzione e alla conseguente salvezza.
Iniziò a camminare avanti e indietro cercando di riacquistare il solito equilibrio.
Dalla cucina giungevano i rumori della cena dei due scagnozzi.
La sua irritazione aumentò: «Incapaci!» sbottò a voce alta, dimenticando che i due avevano avuto il preciso ordine di non aprire la busta.
All'unisono con i passi nervosi, la sua mente si stava arrovellando per trovare una via d'uscita: era al punto di partenza, l'unico motivo che gl'impediva di esplodere era che presto sarebbe entrato in possesso della seconda busta e ciò avrebbe creato una situazione di stallo con i suoi nemici.
Dalla cucina non proveniva più alcun rumore, nel silenzio la sua concentrazione era al massimo: lo stallo, anche se non lo poneva in una posizione di vantaggio, avrebbe comunque permesso che i giorni rimanenti - solo otto! - trascorressero con un nulla di fatto, poi tutto si sarebbe risolto per il meglio.
La situazione gli sembrò accettabile: non doveva far altro che frenare l'impazienza e aspettare i due da Tecuci.
La rabbia sbollì e riprese il completo controllo di sé mentre un ghigno sardonico gli stirava le labbra: avrebbe vinto e, una volta per tutte, il suo valore e potere si sarebbero affermati in pieno, schiacciando tutti i suoi nemici.
Il ghigno si trasformò in sorriso che si allargò ancora di più quando, dal giardino, giunsero due sbuffi ovattati, come se qualcuno avesse stappato due bottiglie di champagne.
Appallottolò il foglio che teneva ancora in mano e lo lanciò in un angolo del salone poi, rilassato e soddisfatto, si avviò alla sua camera per godersi quello che lui riteneva il sonno del giusto.
Da lì a poco, il grosso maggiordomo entrò nel salone: il suo passaggio era segnato da tracce di terra che cadevano sia dalle scarpe che dagli abiti.
Lo specchio, accanto al camino, gli rimandò l'immagine del viso attraversato da uno sbaffo della stessa sostanza che aveva addosso.
Benché non ci fosse nessuno, con preoccupazione si pulì con il dorso della mano, poi costernato osservò le macchie che imbrattavano il pavimento di marmo; si rallegrò che il suo padrone non fosse presente, altrimenti... sai che lavata di capo si sarebbe preso!
Svelto andò in cucina per tornare subito dopo con una scopa.
Mentre raccoglieva i rimasugli del "lavoro" appena compiuto, si accorse del foglio appallottolato che giaceva vicino al camino.
Lo raccolse e, cedendo alla curiosità, lo svolse, prima di buttarlo tra le fiamme che stavano languendo.
Dal foglio vecchio e scricchiolante, la faccia di un jolly beffardo e ghignante lo stava guardando: il piano di riserva di Jean Pierre aveva funzionato alla perfezione!

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ZapoTeX
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MessaggioInviato: 19 Nov 2011 14:29    Oggetto: Rispondi citando

Ho riesumato questo post perché sono curioso di sapere come va a finire...

Ricordo che qualcuno aveva raccolto in un documento word tutta la storia (e anche il "materiale ausiliario", ricordo che c'erano delle mappe, etc...)

Chi ce l'ha?

Grazie e a presto!
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anabasi
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MessaggioInviato: 19 Nov 2011 16:53    Oggetto: Rispondi citando

Ciao ZapoTeX! Smile

Ripescando questo thread mi hai fatto venire un attacco di nostalgia.
Il racconto si è interrotto a causa della progressiva diminuzione del numero di coloro che se occupavano (se ricordo bene, anche tu hai fatto qualche intervento) e, alla fine, a causa della cronica mancanza di tempo dei due che nell'ultimo periodo l'avevano mantenuto in vita.

Sei curioso di conoscere la fine del racconto? Piacerebbe anche me! Wink
Il racconto per ora è concluso con l'ultimo post di GrayWolf; sia lui che io abbiamo scritto ancora qualcosa, ma per riprenderlo in modo accettabilmente "serio" occorre avere la certezza di potervi dedicare un discreto numero di ore e nel breve periodo non credo che questo sia probabile.
Ad ogni modo, tutto è possibile... Wink

Per quanto riguarda il documento, anch'esso si ferma con l'ultimo post pubblicato nel thread e ne è la copia esatta, senza correzioni o aggiunte.
Comprende anche le immagini che, man mano, sono state inserite in alcuni post ma, se ricordo bene, non ha materiali aggiuntivi.
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GrayWolf
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MessaggioInviato: 19 Nov 2011 18:40    Oggetto: Rispondi citando

Zapo tu uccidi un uomo morto Sad

altro che nostalgia...

purtroppo è passato troppo tempo e l'unica cosa che rimane da fare
è il copia/incolla di tutti i post;
per altro il documento, come giustamente ha sottolineato Anabasi,
non è altro che la copia esatta della sequenza dei post.

Certo, occorrerebbe "riprendere" in mano tutto quanto e rivedere con occhio critico ciò che è stato scritto per proseguire in modo coerente, ma ahimè il tempo è tiranno e per ora non è possibile proseguire, anche se le sorprese non mancherebbero:

I quattro s'incontrano [ma in realtà sono nove: due vecchie conoscenze e tre nuovi personaggi] .

L'ordine riesce a interferire in modo pesante, ma non tutte le ciambelle riescono con il buco...
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MessaggioInviato: 20 Set 2013 02:33    Oggetto: Rispondi

Ebbene

Dopo un lustro, con la passione mai sopita, eccoci qua, abbiamo deciso di riprendere.

Periodo sabbatico un po' lungo, direte.
echeccivoletefa' Wink

Grazie per la pazienza.
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