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Cossiga è morto.
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Silent Runner
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MessaggioInviato: 17 Ago 2010 12:27    Oggetto: Cossiga è morto. Rispondi citando

Qualche commento?

P.s. Continuano a chiamarlo, nei TG, "senatore a vita".

Ma se è morto come fa ad essere senatore?

Pace all'anima sua.
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Gateo
Dio maturo
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MessaggioInviato: 17 Ago 2010 16:18    Oggetto: Re: Cossiga è morto. Rispondi citando

Silent Runner ha scritto:
Cossiga è morto.

Qualche commento?

Non sono disposto a perder tempo con le solite provocazioni di Cossiga, deve rendersi conto che tanto non lo caga piu' nessuno

Silent Runner ha scritto:
P.s. Continuano a chiamarlo, nei TG, "senatore a vita".

Ma se è morto come fa ad essere senatore?

Zitozittozittozitto!
prima che a qualcuno venga in mente di creare i senatori a morte e di pagarli, pure!

Silent Runner ha scritto:
Pace all'anima sua.

E un GLADIOlo sulla sua tomba...
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Silent Runner
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MessaggioInviato: 17 Ago 2010 16:39    Oggetto: Rispondi citando

Bentornato gatteo.
Com'è che arrivi quando muore la gente? Rolling Eyes
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paolodegregorio
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MessaggioInviato: 18 Ago 2010 16:51    Oggetto: Rispondi citando

- caro Silvio, tuo Kossiga -
di Paolo De Gregorio, 18 agosto 2010

Come al solito, quando crepa uno che è stato nelle segrete stanze del potere, si dà la stura alla più ovvia e scontata retorica, particolarmente oscena se la si dedica a un personaggio come Kossiga, che si vuole ricordare per la sua “appassionata vita di militante politico cattolico umile servitore dello Stato e del popolo, presidente emerito della nostra Repubblica, picconatore coraggioso del malcostume italico”.
Questo recita il coro, a reti ed edicole unificate, di tutti coloro che non vogliono fare i conti con la verità dei fatti, e tengono i sudditi all’oscuro, e i giovani ignoranti, soprattutto quelli che non hanno vissuto all’epoca in cui “Kossiga Boia” si leggeva sui muri delle città.

Il servitore del popolo Kossiga nasce a Sassari in una di quelle famiglie che “contano”. Lo troviamo subito, borghese di razza, laureato in giurisprudenza, iscritto alla Democrazia Cristiana, a rappresentare gli interessi del “popolo”, barzelletta che non fa ridere, che ha ripetuto fino alla fine della sua vita e che ha rumorosamente ed ostentatamente confermato nelle sue letterine testamentali alle “più alte cariche dello Stato”.
Perché non ricordare che il partito in cui ha militato era in buona parte una associazione a delinquere, contigua alla mafia, alleata organicamente con il Vaticano che è stato decisivo per mantenerla 40 anni al potere, complice dei disegni anticomunisti suggeriti dagli americani e lui, Kossiga, il buon cattolico, da ministro degli interni ordina alla polizia di sparare e Giorgiana Masi resta uccisa durante una manifestazione che più pacifica non poteva essere.
E’ lui insieme ai capi della DC che, cinicamente, decide la morte di Moro non aprendo trattative con le BR poiché Moro faceva comodo più da martire, mentre da vivo si era messo contro il partito e voleva un governo con dentro i comunisti.
E poi “Gladio”, la massoneria, i servizi segreti, e il suo insopportabile linguaggio oscuro, allusivo, di mentitore e di provocatore, con quel sorriso mellifluo, certo della impunità.

E’ stato ministro degli Interni, segretario della DC, presidente del Consiglio, presidente della Repubblica, senatore a vita. Berlusconi a suo confronto appare uno scolaretto appena un po’ troppo vivace.
Un personaggio patologicamente ossessionato dal potere, con una immensa superbia ed autostima mascherata da una finta, fintissima umiltà, falso cattolico in quanto capace di far uccidere, con il solo scopo di far restare il potere politico nelle mani delle élites dominanti e del Vaticano.
E alla fine, se vogliamo vedere le cose nella loro essenza, egli ha dedicato tutta la vita alla politica che, come risultato, ha avuto lo scioglimento per indegnità del suo partito, e il travaso dei democristiani nel “cassonetto della libertà”, dove i peggio rifiuti della prima Repubblica sono stati accolti a braccia aperte da un altro “servitore del popolo”, Silvio Berlusconi.

Kossiga è stato la massima espressione della doppiezza italica, di un cattolicesimo finto, di servilismo verso gli USA, di una politica fatta di trame sotterranee di cui il “popolo” non doveva sapere nulla, Caposcuola di quella Casta di politicanti di professione, di destra e di sinistra, inamovibili, che bloccano con veti incrociati ogni rinnovamento, senza scrupoli per chi da questa grande crisi economica viene stritolato.
Il “Cassonetto delle libertà” del Caimano, riempito dai rifiuti della DC e del PSI, farà presto la stessa fine della Democrazia Cristiana, gli uomini ed i metodi sono gli stessi e anche il loro destino.
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freemind
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MessaggioInviato: 18 Ago 2010 16:57    Oggetto: Rispondi citando

O paolo, ultimamente mi piaci parecchio!
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MessaggioInviato: 19 Ago 2010 05:30    Oggetto: Rispondi citando



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MessaggioInviato: 20 Ago 2010 17:14    Oggetto: Rispondi citando

Silent Runner ha scritto:
Bentornato gatteo.
Com'è che arrivi quando muore la gente? Rolling Eyes

Veramente era gia' morto...
O intendi darmi del menagrano, cosi' , e perdipiu' aggratis?

Facciamo che ti do 3 euro e non se ne parli piu'.

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Zeus
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MessaggioInviato: 20 Ago 2010 17:53    Oggetto: Rispondi citando

Senza bisogno di andare in Slovenia... le nostre monete da 5, 10, 20 e 50 euro.

Ah, il Portogallo ha anche fatto monete da un euro e mezzo e da due euro e mezzo.
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freemind
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MessaggioInviato: 21 Ago 2010 17:06    Oggetto: Rispondi citando

Beh, cosa ci si poteva aspettare da un catto-coglione-mafioso?
Mafioso? Certo, dc=mafia, e chi non è d'accordo vada a fare in culo.
Interessante l'articolo che segue tratto da ilfattoquotidiano
Citazione:

Francesco Cossiga e la leggenda metropolitana del picconatore
Che Francesco Cossiga sia stato “il picconatore” della Prima Repubblica, come hanno titolato ieri tutti i giornali, di destra e di sinistra, è una leggenda metropolitana che non si capisce come si sia potuta creare. Se “picconò” mai qualcosa fra il 1990 e il 1992, quando era Capo dello Stato, fu proprio quello che allora veniva chiamato “il nuovo che avanza”: la Lega, la Rete, Leoluca Orlando, Mani Pulite.

La telefonata a Miglio
Prima delle elezioni del 1990, violando ogni regola di imparzialità imposta dalla sua carica, attaccò pesantemente la Lega allora agli albori e qualche mese dopo definì i leghisti “criminali”. Inaudita è la telefonata intimidatoria che fece a Gianfranco Miglio, il principale consigliere di Bossi, come qualcuno ricorderà, il 26 maggio 1990, pochi giorni dopo le elezioni, e che lo stesso Miglio ha raccontato in un libro: “Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega li farò pentire: nelle località che più simpatizzano per il vostro movimento aumenteremo gli agenti della Guardia di Finanza e della Polizia, anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano verranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali e le loro partite Iva; non li lasceremo in pace un momento. Tutta questa pagliacciata della Lega deve finire” (Io, Bossi e la Lega, Mondadori, 1994, p. 28 ). E Miglio così proseguiva: “Confesso che la sorpresa provocatami in questa sfuriata mi lasciò senza parola. Cossiga era per me un amico ma era anche il Presidente della Repubblica! Mi avevano detto che piccoli operatori economici in odore di leghismo, avevano ricevuto insistenti ispezioni della Finanza; ma se addirittura il custode della Costituzione era pronto ad avallare atti illeciti a danno di cittadini colpevoli soltanto di avere un’opinione politica diversa da quella dominante, dove andavano a finire le garanzie dello Stato di diritto?”.
Cossiga non ha mai querelato Miglio per queste affermazioni gravissime che denunciavano atti (la telefonata intimidatoria con i suoi corollari) che andavano ben oltre la violazione clamorosa del galateo istituzionale ma che non possono essere definiti altrimenti che criminali e che non hanno precedenti, nella pur nebulosa storia dell’Italia repubblicana e che in qualsiasi altro Paese avrebbero provocato l’avvio immediato di un procedimento di impeachment. Ma gli scricchiolanti partiti della Prima Repubblica, che stavano per essere abbattuti dai colpi di maglio della Lega e di Mani Pulite, si guardarono bene dal muovere orecchia, plaudirono anzi alle iniziative antileghiste e anti-magistratura così come oggi altri partiti, diversi nei nomi ma non nella sostanza, e le più alte cariche dello Stato lo beatificano come “Padre della Patria” e definiscono “insigne costituzionalista” un uomo che ha sistematicamente violato, e nei modi più gravi, la Costituzione (sia detto di passata: docente di Diritto Costituzionale Francesco Cossiga non ha mai scritto un rigo in materia se non, nel 1950, una nota sulla Rassegna di diritto pubblico che conteneva un clamoroso errore sulle attribuzioni dei Pubblici ministeri e nel 1969, fatto credo unico, il Consiglio di Facoltà dell’Università di Sassari, su richiesta degli studenti, gli revocò la cattedra dopo che il futuro “Presidente emerito” era stato bocciato due volte agli esami per diventare ordinario, per salvarlo gli inventarono una cattedra di “Diritto costituzionale regionale”).

Il grande difensore
In compenso, se picconava “il nuovo che avanza”, Cossiga difese fino all’ultimo i socialisti che dell’ancien régime e delle sue sozzure, delle sue tangenti, delle sue prevaricazioni erano considerati l’emblema. “Perché li difende?” gli chiesi una volta che mi aveva invitato al Quirinale dolendosi per alcune critiche che gli avevo mosso. “Oh bella – rispose – perché i socialisti difendono me”. Che non mi sembra un bel modo di ragionare per un Presidente della Repubblica. Del resto nella Prima Repubblica, e proprio nel suo centro, la Democrazia Cristiana, aveva fatto tutto il suo “cursus honorum”. Lui stesso ammise, in un momento di rara lucidità, di essere “un puro prodotto dell’oligarchia”.
Forse l’averlo confuso con un “picconatore” deriva dal fatto che negli ultimi due anni del suo settennato si mise a insultare, nel modo più gratuito e sguaiato, uomini politici e non, con cui aveva vecchie e nuove ruggini personali: “piccolo uomo e traditore” (il dc Onorato), “cappone” (il dc Galloni), “zombie con i baffi” (il pds Occhetto), “poveretto” (il dc Flamigni), “analfabeta di ritorno” (il dc Zolla), “mascalzone, piccolo e scemo” (il dc Cabras), “cialtrone e gran figlio di puttana” (Wallis, caporedattore della Reuter) e, infine, un onnicomprensivo “accozzaglia di zombie e di superzombie” appioppato all’intero Parlamento.
Da allora si aprirono le cateratte e furono una serie di messaggi trasversali, cifrati, allusivi, intimidatori, secondo il suo miglior stile. Ricattò il governo con una grottesca e inapplicabile “autosospensione”, minacciò undici volte le dimensioni, minacciò una crisi perché due parlamentari si erano permessi di concedere un’intervista a La Repubblica, giornale a lui sgradito.

Finito il suo mandato si sperò che di Francesco Cossiga non si sarebbe sentito parlare più. E invece ha continuato a mestare, a mandare messaggi trasversali, a creare partitini (l’Udr, l’Upr, l’Associazione XX settembre, il Trifoglio) che otterranno sempre percentuali di albumina, senza però dismettere mai quell’aria di arrogante superiorità che non si capisce bene su che si fondasse se non sul suo delirio narcisistico che tutto riportava a sé, tutto riferiva a sé, come se il mondo intero ruotasse intorno alla sua augusta persona. È stato un vecchio malvissuto. E noi non saremo così ipocriti da scrivere ora, perché è morto, cose diverse da quelle che scrivevamo quando era vivo.

E' stato assurdo vedere in tv i sardi che lo veneravano come un dio...
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MessaggioInviato: 23 Ago 2010 16:45    Oggetto: Rispondi

zeussino ha scritto:
Senza bisogno di andare in Slovenia... le nostre monete da 5, 10, 20 e 50 euro.

Ah, il Portogallo ha anche fatto monete da un euro e mezzo e da due euro e mezzo.
Bellissime! ROTFL Pensa che io avevo trovato, molti anni fa, una moneta da zeromila lire!
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